Pretorians in

New York City

Part Five

by Maurizio Spunticcia

Il pipe show è iniziato e diverse persone sono intorno ai tavoli di esposizione per valutare la pipa da acquistare, decido di uscire dal negozio per prendere una boccata d’aria e la mia attenzione viene catturata da un cartello con scritto “Ask me about legal cubans” incuriosito da questa scritta entro e chiedo a Gary che cosa vuol dire, in effetti mi viene raccontata una storia alquanto bizzarra e che personalmente ritengo più una fiaba in poche parole la vendita dei sigari cubani non è legale per l’effetto dell’embargo USA a Cuba ma esistono dei cubani legali. 

Questo è dovuto al fatto, ed è questa la cosa bizzarra, che durante i lavori di ristrutturazione di  un vecchio edificio americano (non so dove di preciso) è stata rinvenuta una “enorme” quantità di foglie di tabacco cubano che secondo le stime degli esperti garantiva una produzione di sigari per circa 3 anni, mi viene detto anche che ormai siamo agli sgoccioli visto che dal rinvenimento sembra siano passati ormai quasi 4 anni, inoltre queste “informazioni” non sono il frutto del classico “un mio amico ha letto/mi ha detto” ma sono state fornite dallo stesso governo americano. La cosa di cui mi rendo conto sia dalle parole e sia dal modo in cui mi vengono dette è che ciò che dice il governo americano i cittadini lo prendono per oro colato.

Che questa storia sia vera o no rimane comunque una versione ufficiale su questi fantomatici “cubani legali” anche se mi sembra molto una presa giro.E’ ora di tornare allo show, nel negozio è ora presente uno di quei personaggi che possiamo chiamare i “Guru” della pipa americani e cioè Richard Esserman, persona decisamente simpatica e affascinante, dopo le presentazioni apre la borsa che ha con se e mi fa vedere alcuni pezzi pregiati della sua collezione tra cui una Castello bent enorme che mi lascia stupito per l’estrema leggerezza ed infatti mi viene detto che era un pezzo privato di Castello che gli è stato donato visto che lui è un collezionista con la “C” maiuscola.

Questa persona è davvero una calamita per il popolo dei pipatori, che infatti sapendo della sua presenza si è riversato nel negozio in massa, osservando Richard mi rendo conto dell’amore che ha per questo oggetto e soprattutto come riesce a comunicarlo in poche parole catturando il cuore di chi lo ascolta, gli chiedo se ha un metodo per scegliere la pipa oltre quelli canonici e lui mi dice che sente “il gusto” della pipa tirando come se fosse carica e accesa, la cosa mi lascia un po’ perplesso ed infatti accorgendosi della mia perplessità mi invita a provare. 

La prova è davvero semplice mi prende delle pipe e mi dice di tirare da ognuna di queste come se fosse accesa, ad onor del vero devo ammettere che in una di queste avverto un gusto “particolare” come se fosse più dolce rispetto alle altre e quindi gli comunico e lui mi conferma che solitamente quando sente questo tipo di aroma a la sicurezza che quella pipa fumerà molto bene, onestamente se è vera o meno questa cosa non posso dirlo anche se mi ha molto incuriosito magari è un test che potrei fare in futuro.

Dopo questa piacevole conversazione, che alla fine nonostante il mio inglese non è stata poi così difficile mi dirigo al piano di sopra del negozio o meglio nello spazio concepito per il fumo in completo relax in cui sono presenti diverse poltrone in pelle ed è il posto in cui è possibile fare quattro chiacchere mentre si fuma il sigaro o la pipa da sottolineare la presenza di un buffet a base di dolci, in quel momento mi rendo conto che ormai sono quasi le 4 del pomeriggio e  che ho una discreta fame quindi mi mangio degli ottimi biscotti taglia XXXXL al cioccolato e mi trangugio un caffè a temperatura vulcano, il pranzo non è dei migliori ma la fame è fame.

Alla fine dello spuntino mi carico la pipa con la e.m. burleyzzata e dopo un paio di boccate mi rendo conto che non è poi cosi male, le basi della miscela sono molto buone soprattutto gli orientali che magari vengono leggermente smorzati nel gusto dal burley, durante questo periodo di relax comincio ad osservare quello che accade giù, vedo un cliente che acquista 10 barattoli di tabacco da sigaretta Bali Shag, altre persone che fumano chi la pipa chi il sigaro discutendo tra loro in santa pace e avverto che nel negozio si respira una aria felice e penso che questi americani si sanno godere la vita.

Merito anche dell’esistenza di posti come questo dove ti puoi rilassare in santa pace senza che nessuno ti fracassi i cabbasisi perché stai fumando. Personalmente vedendo questa scena mi chiedo, quale tremendo “peccato” si commetterebbe nel creare anche da noi luoghi come questo dove le persone possano godere di uno dei piaceri della vita socializzando? Poi penso che è solo un discorso economico, da noi oltre ad esistere una legge sul fumo figlia di un tribunale dell’inquisizione esistono anche leggi feudali succhia soldi che non possono permettere lo sviluppo di questo tipo di attività, visto che per riempire un walkin humidor degno di questo nome ci vorrebbe un discreto investimento che si vedrebbe rientrare con gli stessi tempi dell’estinzione di un mutuo sulla casa, forse 30 anni se sei fortunato. E qui un’altra domanda si affaccia alla mia mente perché tra le tante cose che potevamo “importare” dall’America abbiamo scelto solo il Mac Donads e la Coca-Cola ??? Alla fine di questo volo mentale mi rendo conto che lo show è al termine e che è stato un bel successo e questo mi riempie di soddisfazione, salutate le ultime persone è ora di riporre le pipe rimaste negli appositi sacchetti e poi nelle valigie. 

La serata si conclude in compagnia di Gary e Barbara che ci invitano a cena in un tipico locale del posto dove esiste l’usanza di poter portare il vino che meglio si crede e questo mi ricorda le splendide osterie dei Castelli Romani dove si portava il mangiare da casa e dove l’oste ti portava  da bere il vino bianco e la “gazzosa”, tradizione che ormai si è persa in nome della modernità e della Coca-Cola. E’ giunta l’ora di tornare a casa, quindi chiamiamo un Taxi e ripartiamo alla volta di New York che raggiungiamo dopo circa un’ora e qualche accenno di “pennica” durante il viaggio, in fondo è da diverse ore che sono in piedi ed infatti appena arrivati a destinazione giusto il tempo di svestirmi e praticamente svengo addormentato.

 

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